Mikhal-Azni è una bambina, ma non è cosi semplice capirlo e il nome non aiuta. Ha la faccia ed i capelli da angioletto e veste sempre abiti da maschietto, sporchi rigorosamente. Il bello di Mikhal-Azni è che vive in un mondo tutto suo: parla e gioca da sola e ritorna in questo mondo solo quando cantiamo, è l`unica che ricorda le parole di tutte le canzoni e se non le ricorda, le inventa. Nel suo mondo speciale non c`è bisogno di andare in bagno quando si ha voglia di fare la pipì, le cose si leccano e non si usano, quando si fa qualsiasi attività l`obiettivo è riuscire ad avere più oggetti possibili non usarli: per esempio se si colora bisogna accumulare tutti i pastelli, se si usano le costruzioni bisogna prendere tutti i pezzi possibili. Lei fa cosi e poi resta a guardare gli altri, soddisfatta. Mikhal-Azni non ha bisogno di nessuno nel suo mondo, anche se questa settimana qualcosa di diverso c`è stato: una carezza improvvisa e inaspettata e l`arrivo di Mohamad.
Mohamad è il figlio dell`imam, ha tre anni, è nuovo ma è già il boss dell`asilo. Quando decide qualcosa, la fa. Un giorno ha deciso di picchiare Mikhal-Azni e l`ha fatto e anche molto forte. Il giorno dopo ha deciso di morsicarla e l`ha fatto e anche molto forte. Mikhal-Azni all`inizio ha reagito male, non voleva più venire all`asilo, ma poi qualcuno deve averla convinta che sia una forma d`amore e adesso non si separa un minuto da Mohamad: “odi et amo”.
Mikhal-Azni ha una famiglia numerosa, come tutti qua. Il padre di Mikhal-Azni è alcolista, la mamma e i fratelli sono persone fantastiche. Una sorella di Mikhal-Azni ha passato una mattinata ad accarezzarmi quando abbiamo visitato la sua scuola ed il fratello ha cercato in tutti i modi di comunicare con me quella stessa mattina. Lui ha 16 anni, ma fa le elementari con i bambini di 6 perchè non parla polacco. La direttrice della sua scuola è una signora di circa 55 anni, un misto tra Sora Lella e Ivana Spagna dei bei tempi. Insegna educazione fisica con metodi nazisti, tipo “Attenti!” e i bambini vestono calzoncini e maglietta mentre io li guardo tremante con maglia di lana addosso. La direttrice chiede a me ed Evija se vogliamo giocare a palla avvelenata, ma il tono è di quelli da domanda retorica, dunque giochiamo e la mia squadra vince tutte e due le volte. Alla fine della giornata però proponiamo a Sora Lella Spagna di fare qualcosa di più serio la prossima volta, tipo laboratori sui diritti umani visto che il 90% dei bambini della scuola è ceceno. Lei accetta, così abbiamo un`altra attività da preparare.
Intanto abbiamo iniziato il corso d`inglese per gli adulti del centro. Circa una decina di persone sta frequentando le lezioni e sono tutti molto motivati e soprattutto imparano all`istante. Io parlo inglese, ma Julia traduce in polacco ed Evija in russo come ultima spaggia. Alle lezioni vengono tra gli altri l`imam e Abu. L`imam è un personaggio controverso. E` giovanissimo, ha solo 27 anni. Kasia la bionda (la nuova insegnante è Kasia la nera, detta anche insegnante-cubo per via dell`abbigliamento da serata a scuola) ce ne parlava come se fosse talebano, sempre alla difesa dei figli perchè “loro sono il bene e lei il male”. Dai suoi racconti così integralista da non rivolgerle la parola, ma da parlare solo con suo marito. L`imam alle nostre lezioni ride, scherza, ci prende in giro, fa domande, è curioso e divertente. Credo che dipenda dal diverso modo di relazionarsi: a me non verrebbe mai in mente di stare davanti a lui con le tette fuori come fa Kasia, ma questi sono dettagli.
Abu invece conosce già l`inglese, l`ha imparato da solo usando il dizionario. Il suo livello è molto più avanzato rispetto agli altri che ancora faticano con i caratteri non cirillici, così faccio per lui delle lezioni private dove lui si esercita a parlare e io intanto approffitto per scoprire tante cose. Per esempio Abu mi ha raccontato di essere l`unico non ceceno del centro, è Uzbeco. Cinque mesi fa ha lasciato il suo Paese e attraversando la Russia (ha trascorso 1 giorno a Mosca) e la Bielorussia (ha trascorso 2 giorni a Minsk) è arrivato in Polonia con sua moglie e suo figlio di 1 anno e 5 mesi. Abu però non vuole restare in Polonia, vuole andare in Arabia Saudita perchè è il centro dell`Islam e lui ci tiene alla religione. Mi domanda cosa penso io dell`Islam e resta positivamente sorpreso dalla mia conoscenza (miserrima) del Corano. Ma devo confessare che la mia risposta è assolutamente ruffiana e adattata alle espressioni del suo viso. È sorpreso dal fatto che io non abbia una famiglia perchè in Uzbekistan “il primo lavoro è la famiglia”, dunque i miei tentativi di dare una motivazione falliscono. Abu dice di essere molto dispiaciuto per me e mi insegna come la tristezza nella vita sia una cosa assolutamente relativa. Chiacchieriamo davanti al planisfero e scopro che al Presidente uzbeco non piacciono i musulmani, anche se si chiama Islam. Gli parlo della Sardegna, della mia lingua e gli disegno la bandiera perchè lui è davvero curioso. Abu sorride sempre: ha la sua famiglia con sè e questo gli basta.
Chi non ha tempo per le lezioni invece è il “golden man”. È un signore ceceno sulla cinquantina così chiamato per via dei denti tutti d`oro. È la prima persona con cui abbiamo fatto amicizia nella foresta, ogni volta che ci vede deve fermarci e parlare di argomenti vari e scollegati in un mix di russo e polacco, così di solito perdiamo il senso del 70% della conversazione, ma alla fine impariamo sempre qualcosa sulla cultura cecena. Per esempio “golden man” ci ha spiegato che per i ceceni gli inviti non esistono: l`ospite deve semplicemente bussare alla porta quando ne ha voglia. Kasia la formatrice (tra tutte le persone con cui lavoro solo due non si chiamano Kasia) ci ha detto che proprio perchè un ceceno non può rifiutare di accogliere un ospite, a volte alcune famiglie dopo che ottengono la decisione sullo status appoffittano della cosa e non lasciano il centro, ma vanno ospiti di una famiglia diversa ogni giorno. Ho pensato che anche io posso vivere così nella foresta senza bisogno di cucinare… Grazie a “golden man” abbiamo anche scoperto che se due persone sono ferme a chiaccherare una di fronte all`altra, un ceceno non può passare tra loro, ma aspetterà che finiscano di parlare o che una di quelle persone si sposti. Prima che riuscissi a capirlo io, “golden man” ha dovuto prendermi di peso e spostarmi.
Vivere nella foresta con i ceceni e tornare in città dai polacchi è come vivere due vite diverse in due mondi diversi: ogni giorno si incontra qualcuno, si entra nella sua vita e si scopre qualcosa di nuovo. Semplicemente aspettando il proprio turno dal dottore, per esempio, si può incontrare un uomo che timidamente ti offre in inglese il proprio posto e che, quando scopre che sei italiana, ti racconta di quando 26 anni fa anche lui ha vissuto in Italia, in fuga dalla miseria del periodo socialista. Ma sorprendendoti, si stupisce del fatto che dica di essere italiana perchè si sa “la Sardegna non è Italia!” ed inizia a parlare di indipendenza per la nostra isola! Incredibile. E sembra chiudere il discorso con una nota malinconica: “Aaaah i tempi sono proprio cambiati!”, ma quando gli domando il perchè risponde: “Prima erano i polacchi ad emigrare in Italia per lavoro e ora ragazze così belle vengono in Polonia!” Ah i polacchi! Tutti uguali ad ogni età!
Vai sempre meglio…
Da: Nico su venerdì, 26 novembre, 2010
alle '09:18 pm11'