Pubblicato da: verovacca | martedì, 7 dicembre, 2010

Benvenute in Cecenia!

I meno 25 gradi questa sera non si sono fatti sentire: nella Cecenia di Czerwony Bor il primo giorno di dicembre è stato caldo come nessun altro giorno da quando sono arrivata in Polonia. Con le mie compagne abbiamo pensato di sondare cosa i rifugiati desiderino fare nel centro, propondendo loro alcune attività in un questionario che abbiamo consegnato porta a porta. Per visitare circa 30 famiglie abbiamo impiegato più di 4 ore. Fin dall`inizio i bambini che stavano giocando nella tromba delle scale (saltando da un piano all`altro su una rete di metallo dall`aspetto non troppo sicuro) hanno cominciato a seguirci, chiamandoci per nome e aiutandoci a trovare tutte le persone delle case in cui bussavamo. Alcune famiglie sono state prese alla sprovvista e non sembravano conoscerci, ma altre hanno preteso che accettassimo il loro invito per una tazza di tè. Ho imparato così che per i ceceni “una tazza di tè`” è come “una pariga” per i sardi, significa tè con qualsiasi altra cosa contenga la loro cucina: burrouovafrittesalsicciapanedolcirisoverdura e caffè.

In particolare oggi tre famiglie hanno contributo alla distruzione definitiva degli addominali su cui avevo lavorato per un anno: la famiglia di Husman, la famiglia di Mikhal-Azni e ovviamente Golden Man.

Della prima conoscevo solo lui e una delle bambine che ho incontrato nella scuola. All`inizio Husman ci ha invitato in una stanza minuscola con quattro letti e nient`altro. Ci siamo sedute su uno dei letti poggiando i piedi scalzi su un grande tappetto dove Husman si è inginocchiato e ha cominciato a parlare della guerra in Cecenia. Parlava del suo Paese come del Paradiso dove la natura non si può paragonare a nessun altro posto al mondo e dove il petrolio viene fuori dal terreno senza nemmeno bisogno di scavare. Mi ha ricordato un pò i fiumi di cioccolato in Palestina dei bambini nei campi profughi libanesi. Per Husman i russi con i ceceni sono stati come i nazisti con gli ebrei. A lui non interessa stare in Polonia, è qua solo perchè costretto. Quando la discussione sta diventando insostenibilmente triste, la moglie ci invita in un`altra stanza da letto/cucina dove intanto ha preparato di tutto: ha fritto 10 uova, affettato una salsiccia intera, aperto due panetti di burro, panna e preparato tre tazze di tè. Ci dice che le piacerebbe frequentare dei corsi, ma deve stare a casa con i bambini: non ha tempo. Una sua vicina di casa di 15 anni si unisce a noi e da sotto il velo ci chiede timidamente se possiamo aiutarla con i compiti d`inglese, peccato che l`esercizio sia difficilissimo e solo Evija riesce a fare qualcosa. Ringraziamo la signora mentre il muezzin chiama alla preghiera e, prima che sia troppo tardi, ci accorgiamo di non poter recuperare i giubbotti dalla stanza dove eravamo prima perchè Husman sta pregando. La bambina ci porta tutto e continuiamo il nostro giro, dopo che recupero felice le mie nuove scarpe da neve da 75 euro a cui ho pensato tutto il tempo (i pregiudizi sono duri da abbattere!).

La visita alla famiglia di Mikhal-Azni invece ha tutto un altro sapore. La guerra non si manifesta in tristezza, ma in euforia, euforia alcolica. Sapevamo che il padre di Mikhal-Azni è alcolista, in più oggi è un giorno speciale: il suo amico (o fratello?) compie gli anni e gli uomini stanno festeggiando. Siamo le uniche donne invitate, fin troppo ben accette e, tra bottiglie vuote di birra e vodka sul pavimento, mangiamo due tipi di torte, buonissime, che la sorella di Mikhal-Azni ha preparato. Il livello della discussione però è infimo con troppi complimenti gratuiti, tanto che non ci sentiamo a nostro agio e preferiamo abbandonare velocemente la festa. La cosa più sorprendente però è stata vedere Mikhal-Azni affettuosa con suo padre come con nessun altro.

La serata non può che chiudersi con Golden Man. La sua “casa” è proprio carina con addirittura un arazzo sulla parete. Golden Man insiste perchè non ci togliamo le scarpe, ma non accettiamo una tale cortesia e facciamo come tutti gli altri. La moglie inizia a riempire la tavola con piatti buonissimi: riso con carne, cavolfiore, pelmeni (ravioloni di carne), biscottini e tè, immancabile. Ci serve e va a sedersi in poltrona dietro di noi, mentre Golden Man ci racconta di sè, entusiasta per averci finalmente a casa sua. Scopriamo che vive qua nel centro da sei anni! E che ha appena ottenuto non lo status, ma una di quelle protezioni “rifugiato fuochino-fuochino”. Ha avuto moltissimi problemi burocratici, per esempio con il numero di licenza per lavorare che ogni richiedente asilo dovrebbe ricevere nel caso in cui la procedura sia più lunga dei 6 mesi stabiliti dalla legge. E quando si è trovato a chiedere spiegazioni in merito, lamentandosi del fatto di vedersi costretto a lavorare in nero, si è sentito rispondere dall`impiegata che può sempre tornare in Cecenia a lavorare: i polacchi e la tolleranza!

Scopro che i ceceni chiamano l`Italia con una parola che significa “9 vulcani”, ma ovviamente non sono in grado di dirgli se effettivamente siano 9. Scopro anche che in Sicilia (forse) c`è una città dove, unico caso al mondo, si parla una lingua che è quasi uguale al ceceno. E scopro infine che la faida tra le famiglie accomuna Cecenia e Sardegna e che la balentia è anche cecena. Golden Man ci mostra soddisfatto il suo nuovo passaporto polacco blu, noto che ha compiuto 50 anni quest`anno ma non ne dimostra meno di 60. Anche la Golden Moglie, con altrettanti denti d`oro, dimostra molti anni ma sicuramente ne ha meno di 50. Le facciamo i complimenti per il cibo ed entrambi ci ripetono (lui a voce, lei annuendo) che la porta di casa loro è sempre aperta.

Il viaggio di oggi in Cecenia ci ha definitivamente avvicinato alle famiglie del centro. Io ho addirittura scoperto una nuova identità: tutti mi hanno detto che potrei essere cecena, eppure a me le donne sembrano così diverse! Ma forse intendevano dire che sembro un uomo ceceno, non ci avevo pensato…

Comunque, non so se in Cecenia ci siano davvero vulcani di petrolio e sconfinati prati verdi, ma spero che Husman si sbagli: la guerra là non può durare per sempre.


Risposte

  1. Felice di sapere che questa esperienza procede e abbastanza stupito nel saperti viva nonostante i -25…hai ragione i pregiudizi sono duri a morire!
    Un consiglio: se dovessi avere a che fare con altri profughi, scrivici un libro perchè hai una spiccata dote narrativa quando si tratta di raccontare le vite degli “sradicati”…un bacio (a proposito come si dice??) e occhio agli scarponi nuovi!!

    Manu


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