Pubblicato da: verovacca | sabato, 11 dicembre, 2010

Addii

Era alla finestra che ci guardava mentre partivamo per Bialystok, ma non ho avuto il coraggio di girarmi a salutarla. Sapevo che sarebbe stata l`ultima volta che l`avrei vista e non ho avuto la forza. Ieri pomeriggio eravamo insieme a lei per discutere della festa di giovedí prossimo, scherzava sul fatto che nell`invito avessimo scritto solo “cultura cecena” e ci chiedeva il permesso di venire perchè lei è dell`Ingussezia. Le ho detto che sarebbe stata la sua festa di compleanno perchè proprio il 16 dicembre compirà chissà quanti anni. Sembrava giovanissima. Era l`unica a non indossare il velo e ad avere addirittura i capelli tinti di biondo.

Non è umano dover affidare la tua vita alle decisioni degli altri. Ieri mattina era all`asilo che rideva, divertita dai nostri giochi; ieri sera l`ho vista preoccupata seguire la guardia che, senza nessuna espressione in viso o nessun tipo di emozione, convocava lei e suo marito nell`ufficio della direttrice. Tutti seguivano preoccupati la scena, consapevoli del fatto che prima o poi toccherà anche a loro.

La sua domanda è stata respinta. Forse suo marito non aveva mai sperato nel contrario e non l`ho mai visto sorridere. Passava la maggior parte del tempo sdraiato in casa a fissare il vuoto. Ora la polizia di frontiera li accompagnerà al confine: lui, sua moglie e i loro bambini. Il più piccolo ha solo pochi mesi.

Islam era uno dei più monelli all`asilo. Indipendente e ribelle, non ha mai accettato nessun tipo di contatto fisico. E` capitato però che a volte non sia riuscito a trattenere il sorriso e abbia mostrato tutti i dentini, spezzati e neri. Qualche giorno fa è arrivato vestito elegantissimo e con un nuovo taglio di capelli, era molto soddisfatto perchè tutte gli abbiamo fatto i complimenti. E ora? Come farà senza i suoi amici della scuola? Qualcuno gli  avrà già detto che deve partire? Forse oggi si sarà chiesto perchè la maestra abbia dato la cartellina con tutti i disegni da portare a casa solo a lui. Non so se sia più triste salutare un bambino quando sai che non lo rivedrai mai più o salutarlo pensando che mercoledi lo troverai di nuovo tra gli altri. Per Said-Akhmed e Ryana, per esempio, è stato così: sono dovuti tornare in Cecenia da un giorno all`altro.

Said-Akhmed è stato il mio preferito dal primo giorno: furbo, monello e intelligente. Sapeva come farmi sorridere il secondo dopo essere stato sgridato. Non veniva tutti i giorni all`asilo, ma quando uscivamo in cortile, era sempre alla finestra che ci guardava. Poi si è ammalato e non è più tornato, finchè non è partito.

Ryana invece è partita la settimana scorsa. Era una delle più piccole, ma di sicuro la più educata, intelligente, precisa e veloce nell`imparare. Sempre profumata e ben vestita. Nessuno sapeva nulla della sua vera mamma, solo che non c`è più e che suo padre ha sposato un`altra ragazza, a vedersi appena ventenne. Lui era uno degli uomini della festa di compleanno dove siamo state accolte calorosamente. A pensare ora al fatto che forse già sapesse di dover tornare in Cecenia, mi pento di aver creduto di poterlo giudicare. L`uomo che ubriaco continuava a farci i complimenti, era solo un uomo che due giorni dopo sarebbe stato costretto a lasciare il centro scortato dalla polizia di frontiera.

Da quando sono qua non conosco nessuno che abbia lasciato Czerwony Bor da vero rifugiato. Mi domando se mi rimarrà ancora un pezzo di cuore dopo che ogni famiglia che partirà ne avrà preso uno con sè.


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