Pubblicato da: verovacca | lunedì, 13 dicembre, 2010

Stranezze parte terza: e`un mondo difficile.

Essere polacchi è un lavoro, dove la vita di ogni giorno è faticosissima. Prima di tutto si è costretti a parlare una lingua dove ogni parola è lunga più o meno come “supercalifragilistichespiralidoso”, e dove i casi fanno vocabolario a sè, ossia non sono desinenze ma vere e proprie nuove parole. Il modo di formare i numeri, per esempio, solo da 10 a 20, cambia tre volte e i numeri sono così lunghi che, quando la cassiera finisce di pronunciarli, il cliente ha già pagato ed è già uscito dal negozio. Quando si è in fila alle casse dunque, la prima parola che si sente non è “buongiorno”, ma la fine della somma che la persona prima di noi ha pagato, però non è male per imparare. Se invece la parola non è lunghissima, c`è sicuramente un altro trucco, che può riguardare il significato. Per esempio la parola “uscita” cambia se si tratta dell`uscita per i pedoni o di quella per le macchine, in questo caso infatti si aggiunge una lettera, come se “usciSta” da noi fosse solo per chi non cammina a piedi.

Anche i nomi propri, che dovrebbero essere la cosa più semplice perchè quelli sono, complicano la vita perchè si adattano all`età. Un polacco dunque cambia nome tre volte almeno: Tommaso è Tomaszek quando nasce ed è piccolino, da adolescente e giovane diventa Tomek e muore vecchio come Tomasz. Non so se sulla lapide insieme alla data di nascita e morte mettano anche il nome di nascita e quello di morte…lapidi lunghissime. Pietro nasce Piotrus, cucca da Piotrek e saluta i nipotini come nonno Piotr.

Comunque se essere polacchi è un lavoro difficile, essere polacchi disabili o polacche è quasi impossibile. Non c`è marciapiede, negozio, ristorante, Chiesa, scuola, dormitorio, cinema e teatro senza scale, ma le fabbriche di ascensori non fanno grandi affari. Ci sono addirittura alcuni pullman sui quali ogni posto ha il gradino, anche se comunque sarebbe difficile per una persona in sedia a rotelle salire. Se si è donna invece, innanzitutto bisogna imparare a camminare sulla neve coi tacchi a spillo, bisogna svegliarsi ogni giorno alle 5 del mattino per iniziare a truccarsi e riuscire ad essere pronte per le 9 almeno, bisogna cercare di trovare il ragazzo meno brutto e con la punta delle scarpe più corta dimenticando di essere bella come una modella e bisogna chiedere il mutuo ogni volta che si ha bisogno di comprare vestiti o reggiseni. Considerando che in Polonia si mangia tranquillamente fuori con 2 euro e mezza, che lo stipendio medio è di circa 500 euro, si può ben capire come sia quantomeno bislacco dover pagare un reggiseno 20 euro, per non parlare dello stile che comunque è soggettivo, ma che qua è soggettivamente brutto.

C`è poi il duro compito di essere polacchi e andare ai concerti: bisogna riuscire a ballare fuori tempo quanto più possibile. Non ho mai visto UN ragazzo o UNA ragazza che riuscisse a ballare la musica con il giusto ritmo, il tempo delle mele polacco ma senza le cuffie. C`è di bello però che è talmente normale ballare fuori tempo che nessuno lo nota e nessuno ride per questi strani balli, anzi meglio non attirare l`attenzione non ballando ska come se fosse musica classica. E i musicisti non fanno eccezione! Va bene che uno non sappia ballare, ma che tu stesso non lo sappia fare con la tua musica magari è un pò esagerato.

E` giusto però che anche in una vita così dura ci siano delle cose che facilitino le persone. Per esempio, se decidi di voler fare un lavoro in Polonia, oltre a quello di essere polacco, allora lo farai, non hai bisogno di competenze particolari, la volontà è l`unica richiesta. Tomek per esempio (ex Tomaszek), un giorno ha pensato che sarebbe stato molto divertente demolire gli edifici vecchi, così ha deciso che avrebbe giocato a fare il distruttore di case, andando sul posto, guardandole e scrivendo su una cartellina di che materiale fossero fatte e di conseguenza stabilendo quanto esplosivo usare. L`unico dettaglio è che Tomek non ha mai studiato nulla che potesse fargli riconoscere il materiale da costruzione, ma “eh si capisce, no? Lo guardi e vedi se sono mattoni…” se poi i mattoni sono fatti di sabbia e tu ci metti 2869779 chili di esplosivo e fai saltare tutta la città, non importa: sono i rischi del mestiere.

Un altro aiuto importante nella vita di queste persone riguarda il giorno del matrimonio. Quanto stress accumulato dagli sposi per fare le foto dopo la cerimonia? E quanto dagli invitati che aspettano almeno 2 ore prima di poter mangiare le cose che sono già sui tavoli? Bene, qua in Polonia si risolve tutto con il teatro: si va il giorno prima, con abiti e fedi al dito, a fare le foto, fingendo che ci si sia gia` sposati così il giorno dopo non si perde tempo. Questa mi sembra una trovata davvero geniale.

Se essere polacchi non è semplice, anche essere immigrati in Polonia non è per nulla facile. Se sei un bambino ceceno, per esempio, devi davvero impegnarti per rendere impossibile organizzare ogni gioco dove si pensa di coinvolgerti. Ora, quante volte avremmo fatto il gioco delle sedie con le suore, dove quando si ferma la musica devi lanciarti su una sedia vuota? Eppure le suore non hanno metodi didattici particolarmente innovativi per spiegare le regole. Ecco, i bambini ceceni quando si ferma la musica continuano a girare per la stanza, con due esiti possibili: o il gioco delle sedie si trasforma in acchiapparello e ci si rincorre in cerchio (di sicuro è più divertente) o ci si siede uno sopra l`altro sulla stessa sedia, anche se quella affianco è vuota. E se per caso la maestra decide che non hai trovato la sedia e sei eliminato, allora sono vere tragedie.

La cosa migliore da fare in Polonia è porsi come obiettivo finale il realizzare qualcosa senza pensare all`esito che, con una percentuale del 97,8%, sarà sicuramente diverso da quello che ti proponi inizialmente. La vita è già abbastanza difficile a meno 25, perchè pensare di organizzarla?


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