C’è di bello in Polonia che anche dopo quattro mesi che ci si vive, ci si può ancora stupire per qualcosa che in Italia farebbe solo parte della banalità quotidiana, come fare sport o fare la spesa.
Dopo i mesi di freddo più intenso, per esempio, e le conseguenti grandi abbuffate di carne e grasso per accumulare energie, ho deciso che fosse ora di liberarmi dei chili di troppo e di iniziare a fare qualche attività fisica. Così ho deciso di iscrivermi in piscina e seguire le lezioni di acquagym. Il primo giorno ero terrorizzata dal rischio di non capire nulla di ciò che dovessi fare, ma ho scoperto con piacere che l’insegnante mima gli esercizi fuori dall’acqua, dunque si tratta solo di guardarla (e di cercare di ricordare frasi come “la stessa cosa con l’altra gamba”, “ora all’indietro” e “ora in avanti” che ovviamente non può mimare) e di imitare quello che fa. Sono anche riuscita a superare il problema della profondità della piscina, semplicemente saltando qualche esercizio quando si tratta di piegare le ginocchia, visto che sono l’unica a cui l’acqua arrivi al mento, mentre alle altre arriva sotto le spalle. C’è una cosa che però non riesco a superare da quando l’ho notata il primo giorno, mentre boccheggiante e paonazza per la fatica dopo l’ozio accumulato per mesi, mi sono fermata un attimo per riprendermi e mi sono guardata intorno. In Polonia, infatti, o perlomeno nel territorio di Bialystok, c’è la simpatica concessione per i giovani interessati, di seguire le lezioni altrui direttamente immersi nell’acqua della stessa piscina. Ciò significa che per tutto il tempo, devi fare gli esercizi circondata da un gruppo di squali che dai bordi della piscina, agguantati al tubo, ti guarda, ti ap/dis prezza, fa commenti in generale. Dunque la speranza che i problemi legati alla mia altezza potessero passare inosservati, così come le riserve invernali di grasso, è svanita. Ora ho iniziato a sperare, invece, che prima o poi gli squali si stanchino. Chissà.
Anche la sorpresa al supermercato non è stata piacevole. L’ambiente delle casse nei grandi centri commerciali è uguale in tutto il mondo, così come le file interminabili di clienti e cassiere lentissime (penalizzate dalla lunghezza dei numeri in polacco da pronunciare). Così l’altra sera, presa dall’ispirazione di cucinare l’impossibile per congelarlo, ho riempito il carrello, arrivando a spendere la bellezza di 15 euro. Ho fatto la fila come gli altri per circa 20 minuti e solo nel momento di iniziare ad appoggiare gli articoli sul rullo, solo in quel momento!, ho notato che su uno di quelli affarini di plastica che servono per dividere una spesa dall’altra, c’era scritto “cassa rapida: massimo 10 articoli”. Ora, il perché in Polonia non si usino cartelli visibili per indicare le cose, ancora non lo conosco.
Allo stesso modo non so ancora perché altre particolarità polacche risultino per me quantomeno bislacche, come alcune norme stradali. Nelle rotonde, per esempio, chi è già dentro, ad un certo punto deve fermarsi allo stop (dentro una rotonda!) e dare la precedenza a chi si immette da destra. Così come, quando solo il semaforo per svoltare a destra è verde, anche quello per i pedoni che attraversano la strada laterale sarà verde, con il risultato che, nel momento in cui i pedoni finiscono di attraversare, il semaforo per le macchine sarà di nuovo rosso. Forse è per questo motivo che chi deve andare dritto, occupa tranquillamente la corsia di destra anche quando il verde per girare scatta prima e nessuno suona il clacson per questo. A pensare la stessa cosa in Italia, immagino spargimenti di sangue per le strade.
Ma la particolarità più degna di nota in Polonia riguarda il cinema. Si tratta della cosa più irritante che abbia mai trovato qua. Praticamente i film non hanno un doppiaggio, come in Italia, o sottotitoli come in molti altri Paesi, ma c’è un lettore che LEGGE i dialoghi! Si tratta di una voce maschile che legge, senza intonazione, sia le voci maschili che quelle femminili, mentre i personaggi recitano in sottofondo con le voci originali, in una sovrapposizione orrenda di suoni. Tomek mi ha anticipato che pare che una nuova legge cambierà la trasmissione dei film in Polonia, ma lui stesso si è detto riluttante a crederci, del resto “noi siamo abituati così, non è per nulla noioso”. Loro sono abituati così, ma a me per abituarmi a queste strane cose, non credo basteranno nove mesi!
evviva! nuovi racconti dalla polacchia!
apettiamo le stranezze parte quinta
Da: anto su venerdì, 4 marzo, 2011
alle '09:18 pm03'