Ci sono tre parole d’ordine in Polonia per Pasqua: jajka, jedzenie & wodka, ossia uova, cibo e la terza beh si capisce. Quello che accomuna le parole è “TANTO”. Per quanto riguarda le uova, per esempio, ogni famiglia compra cartoni interi. Si tratta ovviamente di uova vere, infatti qua la tradizione commerciale della uova kinder a 60 euro il grammo non esiste. Perché così tante? Il sabato prima di Pasqua, ci si riunisce in famiglia e si dipingono, in genere con colori in bustine a cui si aggiungono acqua e aceto, ma per chi ha pazienza e creatività, si possono dipingere con il pennellino e, per chi è capace, i risultati sono incredibili. Anche io ho dipinto il mio uovo, nessun disegno elaborato per ovvie ragioni, ma solo la bandiera italiana su una metà con i colori che sfumano verso l’altra metà trasformandosi nella bandiera cecena (abbiamo gli stessi colori, che coincidenza). L’importante è che tutti partecipino a questo momento artistico e soprattutto che le uova siano pronte per la prima messa della domenica, alle sei del mattino, quando vengono messe in un cestino e portate in Chiesa per la benedizione. Il cestino in realtà è come una gara per le ziodde polacche. La tradizione vuole che ci si mettano dentro, oltre alle uova, una salsiccia, del sale, un pezzo di torta, del pane e un agnellino fatto di ciò che si vuole. Durante la messa però, tutti i cestini vengono poggiati su un lungo tavolo, tutti insieme. Partono a questo punto le gare per chi l’ha reso più originale o più ricco… Dopo la benedizione, il cestino viene disfatto dal capo famiglia che taglia in parti il contenuto e ognuno deve mangiare un pezzetto di tutto. Dopo il pranzo poi, le uova vengono usate per diversi giochi il cui scopo è sempre quello di distruggere il guscio dell’avversario.
Il pranzo… Dunque in realtà, sembrerebbe, ma non mi sento di confermarlo, che la tradizione di Pasqua preveda la colazione come pasto e non il pranzo. Al rientro dalla messa, infatti, si apparecchia la tavola e si inizia a mangiare tutto quello che si è iniziato a preparare durante la settimana. Dunque alla nove del mattino circa, ci si ritrova davanti a: tradizionale zuppa con salsiccia, carne di tutti i tipi e forme, pesce, almeno tre tipi di torte, frutta, cioccolato e uova uova uova. Se una è convinta che per tutto il giorno sarà quello il pasto, come gli si è voluto far credere, allora si può mettere d’impegno e cercare di assaggiare un po’ di tutto, magari rifiutando la wodka perché al mattino è un po’ troppo forse. Il problema arriva però quando verso le 11, si annuncia il passaggio dalla colazione al pranzo, senza nessuna pausa. Si cambiano i piatti (rigorosamente il servizio buono, con la scatola della posate d’argento sul tavolino al lato) e si portano in tavola nuove uova uova uova, nuova carne con forme diverse, nuove torte e la frutta. Ma per pranzo, anche se sono solo le 11 del mattino, non si può rifiutare almeno il vino, se proprio la wodka ancora non la si vuole (ovviamente intanto i membri della famiglia non fanno complimenti nel berla). A questo punto, la mia esperienza è originale perché io ho avuto la possibilità di fare una pausa per spostarci a casa della nonna di Tomek, ma di solito la pausa non è prevista.
Mentre dunque ci mettiamo in cammino, a fatica per la palpebra calante e lo stomaco crescente per il troppo cibo, penso che ora sarà solo il momento per una piacevole e rilassante chiacchierata con una nonnina polacca. Ovviamente la realtà è diversa: Krystyna non è sola, ma con altre otto persone che aspettavano solo noi per… iniziare a mangiare! La tavola è già pronta con carne, funghi, insalate, torte, frutta e uova uova uova. Ora però è il pranzo e la wodka è la bevanda con cui pasteggiare, nessuno ha nemmeno pensato di comprare acqua (che richiesta la mia!). Così si rinizia a mangiare senza un ordine preciso, ma secondo quello che si vede per primo dopo ogni shot. Io riesco a salvarmi bevendo solo un cocktail per tutto il pasto, mi sento in serata ma ho di fronte solo una famiglia di beoni che mi bombardano di domande sulle tradizioni in Italia e su quanto bisogna cuocere la carne d’agnello perché non puzzi. Krystyna è l’unica che non beve, ma partecipa con grande entusiasmo ai deliri polacchi su argomenti random. Ogni tanto mi guarda con i suoi enormi occhi trasparenti e mi parla in polacco, perché se ho capito che secondo lei la carne d’agnello puzza, allora capisco tutto il resto. Ha qualcosa che mi ricorda le mie nonne: il modo di salutare per esempio, con tre baci stampati sulla guancia annessi a pressione della faccia con entrambe le mani, il fatto che all’inizio sieda in una angolo del tavolo dicendo che non ha fame, ma dopo non si fermi un attimo di mangiare e la continua insistenza su me e i nipoti per mangiare qualcosa visto che secondo lei stiamo facendo quasi digiuno! A Krystyna piaccio molto, mi dice che sono una “dobra dziewczyna, bardzo ladna” (bella&brava!) e mi regala una tavoletta di cioccolato che va a recuperare nella sua stanza (penso superstite del periodo dell’occupazione russa), perché si imbarazza quando sua figlia regala un coniglio di cioccolato al nipote e a me nulla!
Intanto gli altri continuano a bere, bere, bere… Lo zio di Tomek insiste perché sua figlia di 16 anni accetti almeno di bere un mojito, per lui non è possibile che si rifiuti. Mi chiedo come facciano a non cadere dalla sedia, ma sostengono che il trucco sia nel continuare a mangiare, non credo sia proprio vero! Dopo cinque ore a tavola da babcia Krystyna e quasi dodici in totale nella giornata, decido che è il momento di tornare a casa, anche se tutti insistono perché mangi ancora qualcosa. Sulla via del rientro, gli uomini ubriachi con donne al seguito che li reggono, si sprecano. Questa è dunque la Pasqua in Polonia: famiglia, religione, uova uova uova e alcol alcol alcol.