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	<title>Vero Vacca</title>
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		<title>Vero Vacca</title>
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		<title>Ultime chiacchierate</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polska]]></category>

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		<description><![CDATA[Se le donne del centro dimostrano sempre molti più anni di quanti ne abbiano in realtà, per lei il discorso sembra ancora più vero. Effettivamente scopriamo oggi che ha 47 anni, il che, paragonato alla media di 25 anni delle altre, spiega il suo aspetto. La settimana scorsa, lei ci ha riferito che con tre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=135&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Se le donne del centro dimostrano sempre molti più anni di quanti ne abbiano in realtà, per lei il discorso sembra ancora più vero. Effettivamente scopriamo oggi che ha 47 anni, il che, paragonato alla media di 25 anni delle altre, spiega il suo aspetto.</p>
<p style="text-align:justify;">La settimana scorsa, lei ci ha riferito che con tre dei suoi figli, avrebbe dovuto lasciare il centro il 15 di questo mese. Oggi dunque siamo andate a salutarla per scoprire invece che, dopo aver preparato le valigie, gli hanno fatto sapere (qualcuno di importante, ma non si sa chi) che mancano ancora alcuni documenti e dunque il loro rientro in Inguscezia è rimandato di 10 o forse più giorni. Si tengano pronti nel frattempo e vivano nell’attesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel calore della piccola camera da letto/cucina, amplificato dall’immancabile tazza di thè bollente, ci racconta che da quando vive qua, sua figlia si è sposata e ha partorito una bambina, che lei nonna non ha ancora mai visto, la sorpresa positiva che l’aspetta a casa. Da quando vive qua, ha deciso di coprire i capelli con il velo perché i suoi figli gliel’hanno domandato, mentre a casa indossava solo una fascia alla maniera cecena. Da quando vive qua, ha dovuto anche accettare di andare a lavorare nei campi di fragole mentre nel suo Paese lavorava in ospedale. In questo periodo in Polonia, infatti, quasi in ogni angolo di strada si trovano cesti di fragole dall’odore intenso. Se si cerca, si possono comprare anche solo per otto zlotych al chilo, circa due euro. Lei oggi ci ha raccontato che in una giornata di lavoro, dalle 7 del mattino alle 7 di sera, è riuscita a raccogliere 37 cesti di fragole. Ogni cesto viene pagato 1 zloty e 50 centesimi, meno di 40 centesimi di euro. Per capire, 30 centesimi è all’incirca il prezzo di un panino dal fornaio. Il centro è un ricco paniere di persone disposte a lavorare come moderni schiavi e così furgoncini caricano quanti la mattina aspettano per strada di poter lavorare per una giornata. Lei ci dice sorridendo che ha lavorato un giorno e ha dovuto passarne due a letto per riprendersi dai dolori. E sempre sorridendo ci mostra le dita ancora nere sui polpastrelli, perché le fragole vanno pulite del pezzetto verde e dopo 14 ore i pollici sono terribilmente indolenziti.</p>
<p style="text-align:justify;">La moglie dell’imam intanto entra in casa, senza bussare come da tradizione, e si siede sul letto dietro di noi perché in cucina ci sono solo quattro sedie. Comincia a parlare di un argomento che le preme molto: la religione. Ci rivela che il suo sogno sarebbe quello di indossare non il velo semplice, vorrebbe infatti scoprire solo gli occhi e non il viso intero. Ma sembra che in Polonia non sia consentito, o almeno questo sostiene il marito, così come in Cecenia dove le donne che indossano abiti islamici vengono frequentemente fermate dalla polizia. Il governo è islamico, ma non tollera il lato arabo della religione, abiti compresi. Forse per questo dunque l’imam cerca asilo. Ci domanda se saremmo mai disposte a vestire come lei, ma è chiaro dal sorriso che la domanda è più una provocazione che non prevede una risposta seria. Quando lascia la stanza, la padrona di casa ci riferisce che prima della guerra, nel suo Paese, così come in Cecenia, non era possibile incontrare nessuna donna vestita con tali abiti, ma ora sembra che una nuova interpretazione della religione si stia diffondendo. Anche i suoi figli vorrebbero che lei vestisse così, ma per ora ha deciso di mettere solo il velo, anche se tra qualche anno comunque ha intenzione di accettare la loro richiesta.</p>
<p style="text-align:justify;">Per tutto il tempo della chiacchierata qualcosa ha attirato la mia attenzione: su un pensile una sveglia blu tenuta da un uomo e una donna di porcellana, entrambi senza testa. Dal momento in cui ci ha raccontato che le tazze dove abbiamo bevuto il thè le ha portate da casa ed erano un regalo dei figli per la festa della donna, ho cominciato a immaginare la storia di questa sveglia che non ha resistito ad una fuga improvvisa da un Paese in guerra. Lo stesso tipo di fuga che oggi un’altra famiglia “storica” del centro ha avuto, caricata in macchina verso chissà quale Paese, mentre la procedura del rientro volontario andava avanti, senza nemmeno darsi la possibilità di prendere le scarpe sul pianerottolo. Così oggi sembrava che fossero tutti ancora là, chiassosi e irruenti come sempre. Eppure la figlia maggiore solo la settimana scorsa ci aveva chiesto se fossimo sicure di voler partire visto che nel centro ci amano tutti. Non credo che qualcuno abbia chiesto loro se fossero sicuri di voler partire all’improvviso senza sapere cosa li aspetta in un altro Paese e con la certezza di vivere clandestinamente o venire rimpatriati. Non credo nemmeno che nella loro fuga dalle torture subite e nei tentativi falliti di essere creduti, loro si siano mai sentiti amati.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/verovacca.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/verovacca.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=135&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Wesołych Świąt!</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 18:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono tre parole d’ordine in Polonia per Pasqua: jajka, jedzenie &#38; wodka, ossia uova, cibo e la terza beh si capisce. Quello che accomuna le parole è “TANTO”. Per quanto riguarda le uova, per esempio, ogni famiglia compra cartoni interi. Si tratta ovviamente di uova vere, infatti qua la tradizione commerciale della uova kinder [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=131&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ci sono tre parole d’ordine in Polonia per Pasqua: <em>jajka, jedzenie &amp; wodka</em>, ossia uova, cibo e la terza beh si capisce. Quello che accomuna le parole è “TANTO”. Per quanto riguarda le uova, per esempio, ogni famiglia compra cartoni interi. Si tratta ovviamente di uova vere, infatti qua la tradizione commerciale della uova kinder a 60 euro il grammo non esiste. Perché così tante? Il sabato prima di Pasqua, ci si riunisce in famiglia e si dipingono, in genere con colori in bustine a cui si aggiungono acqua e aceto, ma per chi ha pazienza e creatività, si possono dipingere con il pennellino e, per chi è capace, i risultati sono incredibili. Anche io ho dipinto il mio uovo, nessun disegno elaborato per ovvie ragioni, ma solo la bandiera italiana su una metà con i colori che sfumano verso l’altra metà trasformandosi nella bandiera cecena (abbiamo gli stessi colori, che coincidenza). L’importante è che tutti partecipino a questo momento artistico e soprattutto che le uova siano pronte per la prima messa della domenica, alle sei del mattino, quando vengono messe in un cestino e portate in Chiesa per la benedizione. Il cestino in realtà è come una gara per le ziodde polacche. La tradizione vuole che ci si mettano dentro, oltre alle uova, una salsiccia, del sale, un pezzo di torta, del pane e un agnellino fatto di ciò che si vuole. Durante la messa però, tutti i cestini vengono poggiati su un lungo tavolo, tutti insieme. Partono a questo punto le gare per chi l’ha reso più originale o più ricco… Dopo la benedizione, il cestino viene disfatto dal capo famiglia che taglia in parti il contenuto e ognuno deve mangiare un pezzetto di tutto. Dopo il pranzo poi, le uova vengono usate per diversi giochi il cui scopo è sempre quello di distruggere il guscio dell’avversario.</p>
<p style="text-align:justify;">Il pranzo… Dunque in realtà, sembrerebbe, ma non mi sento di confermarlo, che la tradizione di Pasqua preveda la colazione come pasto e non il pranzo. Al rientro dalla messa, infatti, si apparecchia la tavola e si inizia a mangiare tutto quello che si è iniziato a preparare durante la settimana. Dunque alla nove del mattino circa, ci si ritrova davanti a: tradizionale zuppa con salsiccia, carne di tutti i tipi e forme, pesce, almeno tre tipi di torte, frutta, cioccolato e uova uova uova. Se una è convinta che per tutto il giorno sarà quello il pasto, come gli si è voluto far credere, allora si può mettere d’impegno e cercare di assaggiare un po’ di tutto, magari rifiutando la wodka perché al mattino è un po’ troppo forse. Il problema arriva però quando verso le 11, si annuncia il passaggio dalla colazione al pranzo, senza nessuna pausa. Si cambiano i piatti (rigorosamente il servizio buono, con la scatola della posate d’argento sul tavolino al lato) e si portano in tavola nuove uova uova uova, nuova carne con forme diverse, nuove torte e la frutta. Ma per pranzo, anche se sono solo le 11 del mattino, non si può rifiutare almeno il vino, se proprio la wodka ancora non la si vuole (ovviamente intanto i membri della famiglia non fanno complimenti nel berla). A questo punto, la mia esperienza è originale perché io ho avuto la possibilità di fare una pausa per spostarci a casa della nonna di Tomek, ma di solito la pausa non è prevista.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre dunque ci mettiamo in cammino, a fatica per la palpebra calante e lo stomaco crescente per il troppo cibo, penso che ora sarà solo il momento per una piacevole e rilassante chiacchierata con una nonnina polacca. Ovviamente la realtà è diversa: Krystyna non è sola, ma con altre otto persone che aspettavano solo noi per… iniziare a mangiare! La tavola è già pronta con carne, funghi, insalate, torte, frutta e uova uova uova. Ora però è il pranzo e la wodka è la bevanda con cui pasteggiare, nessuno ha nemmeno pensato di comprare acqua (che richiesta la mia!). Così si rinizia a mangiare senza un ordine preciso, ma secondo quello che si vede per primo dopo ogni <em>shot</em>. Io riesco a salvarmi bevendo solo un cocktail per tutto il pasto, mi sento in serata ma ho di fronte solo una famiglia di beoni che mi bombardano di domande sulle tradizioni in Italia e su quanto bisogna cuocere la carne d’agnello perché non puzzi. Krystyna è l’unica che non beve, ma partecipa con grande entusiasmo ai deliri polacchi su argomenti random. Ogni tanto mi guarda con i suoi enormi occhi trasparenti e mi parla in polacco, perché se ho capito che secondo lei la carne d’agnello puzza, allora capisco tutto il resto. Ha qualcosa che mi ricorda le mie nonne: il modo di salutare per esempio, con tre baci stampati sulla guancia annessi a pressione della faccia con entrambe le mani, il fatto che all’inizio sieda in una angolo del tavolo dicendo che non ha fame, ma dopo non si fermi un attimo di mangiare e la continua insistenza su me e i nipoti per mangiare qualcosa visto che secondo lei stiamo facendo quasi digiuno! A Krystyna piaccio molto, mi dice che sono una “dobra dziewczyna, bardzo ladna” (bella&amp;brava!) e mi regala una tavoletta di cioccolato che va a recuperare nella sua stanza (penso superstite del periodo dell’occupazione russa), perché si imbarazza quando sua figlia regala un coniglio di cioccolato al nipote e a me nulla!</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto gli altri continuano a bere, bere, bere… Lo zio di Tomek insiste perché sua figlia di 16 anni accetti almeno di bere un <em>mojito</em>, per lui non è possibile che si rifiuti. Mi chiedo come facciano a non cadere dalla sedia, ma sostengono che il trucco sia nel continuare a mangiare, non credo sia proprio vero! Dopo cinque ore a tavola da <em>babcia</em> Krystyna e quasi dodici in totale nella giornata, decido che è il momento di tornare a casa, anche se tutti insistono perché mangi ancora qualcosa. Sulla via del rientro, gli uomini ubriachi con donne al seguito che li reggono, si sprecano. Questa è dunque la Pasqua in Polonia: famiglia, religione, uova uova uova e alcol alcol alcol.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/verovacca.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/verovacca.wordpress.com/131/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=131&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un topo per capire il mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 11:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finora non ero ancora riuscita ad interpretare l’atteggiamento delle guardie nel centro. Era evidente, sì, il fatto che avessero con i richiedenti asilo delle relazioni distaccate, ma mi sembrava che il tutto potesse essere molto professionale (ed anche positivo considerando le notizie che arrivano invece dai nostri Cpt). Qualche mattina fa, però, è successo qualcosa che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=127&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Finora non ero ancora riuscita ad interpretare l’atteggiamento delle guardie nel centro. Era evidente, sì, il fatto che avessero con i richiedenti asilo delle relazioni distaccate, ma mi sembrava che il tutto potesse essere molto professionale (ed anche positivo considerando le notizie che arrivano invece dai nostri Cpt). Qualche mattina fa, però, è successo qualcosa che mi ha finalmente fatto capire come alcune persone che lavorano nel  centro vedano le famiglie che ci vivono. Mentre eravamo all’asilo, da una delle lampade sul soffitto è caduto un topolino, minuscolo. Le due insegnanti hanno cominciato con scene da commedia all’italiana, saltando sui tavoli e gridando e, mentre io e Julia cercavamo di prendere il topolino per metterlo fuori, una delle Kasie è andata a chiamare una guardia. La sua prima idea è stata quella di prendere una scopa e schiacciarlo, ma vista la mia reazione, la cosa più astuta che è arrivato a pensare è stata quella di aprire la porta dell’asilo, in modo che il topolino potesse fuggire per il corridoio. Il piccolo dettaglio che non ha preso in considerazione, però, è che nello stesso corridoio si affacciano le porte di alcuni alloggi delle famiglie. Così io ho fatto di tutto perché l’animaletto impazzito riuscisse ad arrivare all’uscita e fuggisse in giardino, ma ovviamente, spaventato come era, ha cercato altre vie di fuga prima che il lunghissimo corridoio finisse, passando alla fine da una delle fessure alla base delle porte ed entrando nella lavanderia. Una volta “scomparso” dalla vista, per la guardia il topo si era come smaterializzato ed il problema risolto. Allora gli ho domandato gentilmente di aprire la lavanderia (chiusa rigorosamente a chiave non si capisce per quale ragione specifica…) e permettermi di liberare finalmente in giardino il topolino, prima che cominciasse a rosicchiare gli indumenti lasciati nella stanza dalle signore (anche perché di solito sui vestiti dei bambini sembra sia già passato un esercito di topolini rosicchianti). Ma per la guardia e le maestre a quel punto il problema non esisteva più “sono abituati <span style="text-decoration:underline;">questi</span> ad avere i topi in casa!” Eh! Come non averlo capito prima? Vivono in condizioni inumane, perché cambiargli le abitudini e farli sentire spaesati? L’unica nota positiva della faccenda è che mi ha dato la rabbia sufficiente per iniziare a litigare in polacco: visto che la traduzione che Julia continuava a fare delle mie parole perdeva dell’indignazione necessaria, ho deciso di cominciare a parlare polacco alla stupida guardia che sorrideva continuando a ripetermi di non capire l’inglese. Insomma la frase che sono riuscita ad articolare è stata più o meno questa: “ti piace tu hai topo a casa?”, ma lui ha risposto dicendo che sì, a lui piace moltissimo! Allora, facendo un’accurata censura tra tutti gli insulti che come per tradizione ho imparato prima di tutto il resto, gli ho detto che è veramente stupido. Incredulo, mi ha chiesto di ripetere. E’ stato uno scambio interculturale: ha imparato che freddezza e sottomissione al maschio non accomunano donne polacche e sarde <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/verovacca.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/verovacca.wordpress.com/127/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=127&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Stranezze parta quarta: il nonsenso di ogni giorno</title>
		<link>http://verovacca.wordpress.com/2011/02/26/stranezze-parta-quarta-il-nonsenso-di-ogni-giorno/</link>
		<comments>http://verovacca.wordpress.com/2011/02/26/stranezze-parta-quarta-il-nonsenso-di-ogni-giorno/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 13:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polska]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è di bello in Polonia che anche dopo quattro mesi che ci si vive, ci si può ancora stupire per qualcosa che in Italia farebbe solo parte della banalità quotidiana, come fare sport o fare la spesa. Dopo i mesi di freddo più intenso, per esempio, e le conseguenti grandi abbuffate di carne e grasso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=124&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’è di bello in Polonia che anche dopo quattro mesi che ci si vive, ci si può ancora stupire per qualcosa che in Italia farebbe solo parte della banalità quotidiana, come fare sport o fare la spesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo i mesi di freddo più intenso, per esempio, e le conseguenti grandi abbuffate di carne e grasso per accumulare energie, ho deciso che fosse ora di liberarmi dei chili di troppo e di iniziare a fare qualche attività fisica. Così ho deciso di iscrivermi in piscina e seguire le lezioni di acquagym. Il primo giorno ero terrorizzata dal rischio di non capire nulla di ciò che dovessi fare, ma ho scoperto con piacere che l’insegnante mima gli esercizi fuori dall’acqua, dunque si tratta solo di guardarla (e di cercare di ricordare frasi come “la stessa cosa con l’altra gamba”, “ora all’indietro” e “ora in avanti” che ovviamente non può mimare) e di imitare quello che fa. Sono anche riuscita a superare il problema della profondità della piscina, semplicemente saltando qualche esercizio quando si tratta di piegare le ginocchia, visto che sono l’unica a cui l’acqua arrivi al mento, mentre alle altre arriva sotto le spalle. C’è una cosa che però non riesco a superare da quando l’ho notata il primo giorno, mentre boccheggiante e paonazza per la fatica dopo l’ozio accumulato per mesi, mi sono fermata un attimo per riprendermi e mi sono guardata intorno. In Polonia, infatti, o perlomeno nel territorio di Bialystok, c’è la simpatica concessione per i giovani interessati, di seguire le lezioni altrui direttamente immersi nell’acqua della stessa piscina. Ciò significa che per tutto il tempo, devi fare gli esercizi circondata da un gruppo di squali che dai bordi della piscina, agguantati al tubo, ti guarda, ti ap/dis prezza, fa commenti in generale. Dunque la speranza che i problemi legati alla mia altezza potessero passare inosservati, così come le riserve invernali di grasso, è svanita. Ora ho iniziato a sperare, invece, che prima o poi gli squali si stanchino. Chissà.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche la sorpresa al supermercato non è stata piacevole. L’ambiente delle casse nei grandi centri commerciali è uguale in tutto il mondo, così come le file interminabili di clienti e cassiere lentissime (penalizzate dalla lunghezza dei numeri in polacco da pronunciare). Così l’altra sera, presa dall’ispirazione di cucinare l’impossibile per congelarlo, ho riempito il carrello, arrivando a spendere la bellezza di 15 euro. Ho fatto la fila come gli altri per circa 20 minuti e solo nel momento di iniziare ad appoggiare gli articoli sul rullo, solo in quel momento!, ho notato che su uno di quelli affarini di plastica che servono per dividere una spesa dall’altra, c’era scritto “cassa rapida: massimo 10 articoli”. Ora, il perché in Polonia non si usino cartelli visibili per indicare le cose, ancora non lo conosco.</p>
<p style="text-align:justify;">Allo stesso modo non so ancora perché altre particolarità polacche risultino per me quantomeno bislacche, come alcune norme stradali. Nelle rotonde, per esempio, chi è già dentro, ad un certo punto deve fermarsi allo stop (dentro una rotonda!) e dare la precedenza a chi si immette da destra. Così come, quando solo il semaforo per svoltare a destra è verde, anche quello per i pedoni che attraversano la strada laterale sarà verde, con il risultato che, nel momento in cui i pedoni finiscono di attraversare, il semaforo per le macchine sarà di nuovo rosso. Forse è per questo motivo che chi deve andare dritto, occupa tranquillamente la corsia di destra anche quando il verde per girare scatta prima e nessuno suona il clacson per questo. A pensare la stessa cosa in Italia, immagino spargimenti di sangue per le strade.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la particolarità più degna di nota in Polonia riguarda il cinema. Si tratta della cosa più irritante che abbia mai trovato qua. Praticamente i film non hanno un doppiaggio, come in Italia, o sottotitoli come in molti altri Paesi, ma c’è un lettore che LEGGE i dialoghi! Si tratta di una voce maschile che legge, senza intonazione, sia le voci maschili che quelle femminili, mentre i personaggi recitano in sottofondo con le voci originali, in una sovrapposizione orrenda di suoni. Tomek mi ha anticipato che pare che una nuova legge cambierà la trasmissione dei film in Polonia, ma lui stesso si è detto riluttante a crederci, del resto “noi siamo abituati così, non è per nulla noioso”. Loro sono abituati così, ma a me per abituarmi a queste strane cose, non credo basteranno nove mesi!</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Tornare a casa?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 11:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polska]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo tre mesi passati in Polonia e appena due settimane in Sardegna, mi sono sorpresa a pensare, rientrando dall&#8217;ennesimo viaggio della speranza, &#8220;finalmente a casa!&#8221;. Ma l&#8217;affetto che ho trovato tornando in questo angolo sperduto della Polonia, mi ha davvero fatto sentire a casa, nonostante il passaggio traumatico dai +20 gradi ai -10, praticamente come saltare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=117&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Dopo tre mesi passati in Polonia e appena due settimane in Sardegna, mi sono sorpresa a pensare, rientrando dall&#8217;ennesimo viaggio della speranza, &#8220;finalmente a casa!&#8221;. Ma l&#8217;affetto che ho trovato tornando in questo angolo sperduto della Polonia, mi ha davvero fatto sentire a casa, nonostante il passaggio traumatico dai +20 gradi ai -10, praticamente come saltare due stagioni!</p>
<p style="text-align:justify;">Oltre a baci e abbracci coi colleghi, chi mi ha riscaldato il cuore sono stati i bambini, come sempre. In tutto questo tempo non sono mai stati particolarmente propensi alle coccole, ma il giorno in cui siamo tornate nella foresta, non hanno fatto altro che abbracciarmi, sorridere, acconciarmi i capelli, semplicemente tenermi per mano. La loro reazione al nostro rientro mi ha stupito e l&#8217;unica spiegazione che ho trovato è stata quella che avessero temuto di essere stati abbandonati anche da noi. Scrivo &#8220;anche&#8221; perchè purtroppo il centro durante le vacanze di Natale si è quasi svuotato: Deni, Izar, Selima, Daut, Loma e tutte le loro famiglie sono stati costretti a tornare in Cecenia. Ci sono facce nuove, ma i corridoi vuoti danno l&#8217;impressione che tutti gli edifici siano disabitati.</p>
<p style="text-align:justify;">Devo ammettere, però, che al rientro più che per tutti gli altri ho temuto che Mohamad e Mikhal-Azni fossero partiti. Invece lui è arrivato con il suo Spider-Man personale, finalmente! E&#8217; un profumino che ha per tappo uno Spider-Manino di plastica. Lei è arrivata, invece, con il suo carico di pianto. Sembra infatti che in tutto questo tempo sia stata la vittima prediletta dei morsi sia di Mohamad che di Magomed, così per qualche giorno si è rifiutata di venire all&#8217;asilo, ma ora ha ripreso. &#8220;Per fortuna!&#8221; penso, perchè l&#8217;asilo senza di lei resta poco originale. Per esempio qualche mattina fa, siamo andati a passeggiare nella foresta coi bambini, perchè ora il tempo è più clemente e, siccome la neve ha iniziato a sciogliersi, i polacchi si sentono come in primavera. A me, per caso, è capitata lei da tenere per mano. Per tutta la strada, quando è riuscita a non scivolare, ha raccolto il ghiaccio e ne ha diviso una parte da mettere in tasca e un&#8217;altra da leccare. Il fatto che il ghiaccio le si sciogliesse addosso bagnandola completamente e che fosse marroncino/nerastro per via delle macchine che ci sono passate sopra, non l&#8217;ha dissuasa minimamente e così anche io, pensando fosse un buon rimedio per i suoi anticorpi.</p>
<p style="text-align:justify;">Un incontro più che gradito è stato quello con Golden Man, che ora vive in città, ma torna a trovare i suoi amici del centro. Nella sua tipica chiaccherata delirante ci ha detto quanto gli piaccia Cosa Nostra e ci ha invitato a pranzo un venerdì. Nel momento di memorizzare il numero, però, ho avuto dei problemi a ricordare &#8220;Ali&#8221;, &#8220;AliGoldenMan&#8221; mi aiuterà a non confonderlo con gli amici libanesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Credo sia stata una buona idea portare in una casa qualche pezzo dell&#8217;altra casa: le fedi sarde, gli oggetti in sughero, gli Istentales, il formaggio puzzosissimo sono stati molto apprezzati e mi hanno fatto capire come, in fondo, ovunque si viva un&#8217;emozione e si amino le persone, questa è casa.</p>
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		<title>Stranezze parte terza: e`un mondo difficile.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 11:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polska]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere polacchi è un lavoro, dove la vita di ogni giorno è faticosissima. Prima di tutto si è costretti a parlare una lingua dove ogni parola è lunga più o meno come “supercalifragilistichespiralidoso”, e dove i casi fanno vocabolario a sè, ossia non sono desinenze ma vere e proprie nuove parole. Il modo di formare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=113&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">Essere polacchi è un lavoro, dove la vita di ogni giorno è faticosissima. Prima di tutto si è costretti a parlare una lingua dove ogni parola è lunga più o meno come “supercalifragilistichespiralidoso”, e dove i casi fanno vocabolario a sè, ossia non sono desinenze ma vere e proprie nuove parole. Il modo di formare i numeri, per esempio, solo da 10 a 20, cambia tre volte e i numeri sono così lunghi che, quando la cassiera finisce di pronunciarli, il cliente ha già pagato ed è già uscito dal negozio. Quando si è in fila alle casse dunque, la prima parola che si sente non è “buongiorno”, ma la fine della somma che la persona prima di noi ha pagato, però non è male per imparare. Se invece la parola non è lunghissima, c`è sicuramente un altro trucco, che può riguardare il significato. Per esempio la parola “uscita” cambia se si tratta dell`uscita per i pedoni o di quella per le macchine, in questo caso infatti si aggiunge una lettera, come se “usciSta” da noi fosse solo per chi non cammina a piedi.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">Anche i nomi propri, che dovrebbero essere la cosa più semplice perchè quelli sono, complicano la vita perchè si adattano all`età. Un polacco dunque cambia nome tre volte almeno: Tommaso è Tomaszek quando nasce ed è piccolino, da adolescente e giovane diventa Tomek e muore vecchio come Tomasz. Non so se sulla lapide insieme alla data di nascita e morte mettano anche il nome di nascita e quello di morte&#8230;lapidi lunghissime. Pietro nasce Piotrus, cucca da Piotrek e saluta i nipotini come nonno Piotr.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">Comunque se essere polacchi è un lavoro difficile, essere polacchi disabili o polacche è quasi impossibile. Non c`è marciapiede, negozio, ristorante, Chiesa, scuola, dormitorio, cinema e teatro senza scale, ma le fabbriche di ascensori non fanno grandi affari. Ci sono addirittura alcuni pullman sui quali ogni posto ha il gradino, anche se comunque sarebbe difficile per una persona in sedia a rotelle salire. Se si è donna invece, innanzitutto bisogna imparare a camminare sulla neve coi tacchi a spillo, bisogna svegliarsi ogni giorno alle 5 del mattino per iniziare a truccarsi e riuscire ad essere pronte per le 9 almeno, bisogna cercare di trovare il ragazzo meno brutto e con la punta delle scarpe più corta dimenticando di essere bella come una modella e bisogna chiedere il mutuo ogni volta che si ha bisogno di comprare vestiti o reggiseni. Considerando che in Polonia si mangia tranquillamente fuori con 2 euro e mezza, che lo stipendio medio è di circa 500 euro, si può ben capire come sia quantomeno bislacco dover pagare un reggiseno 20 euro, per non parlare dello stile che comunque è soggettivo, ma che qua è soggettivamente brutto.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">C`è poi il duro compito di essere polacchi e andare ai concerti: bisogna riuscire a ballare fuori tempo quanto più possibile. Non ho mai visto UN ragazzo o UNA ragazza che riuscisse a ballare la musica con il giusto ritmo, il tempo delle mele polacco ma senza le cuffie. C`è di bello però che è talmente normale ballare fuori tempo che nessuno lo nota e nessuno ride per questi strani balli, anzi meglio non attirare l`attenzione non ballando ska come se fosse musica classica. E i musicisti non fanno eccezione! Va bene che uno non sappia ballare, ma che tu stesso non lo sappia fare con la tua musica magari è un pò esagerato.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">E` giusto però che anche in una vita così dura ci siano delle cose che facilitino le persone. Per esempio, se decidi di voler fare un lavoro in Polonia, oltre a quello di essere polacco, allora lo farai, non hai bisogno di competenze particolari, la volontà è l`unica richiesta. Tomek per esempio (ex Tomaszek), un giorno ha pensato che sarebbe stato molto divertente demolire gli edifici vecchi, così ha deciso che avrebbe giocato a fare il distruttore di case, andando sul posto, guardandole e scrivendo su una cartellina di che materiale fossero fatte e di conseguenza stabilendo quanto esplosivo usare. L`unico dettaglio è che Tomek non ha mai studiato nulla che potesse fargli riconoscere il materiale da costruzione, ma “eh si capisce, no? Lo guardi e vedi se sono mattoni&#8230;” se poi i mattoni sono fatti di sabbia e tu ci metti 2869779 chili di esplosivo e fai saltare tutta la città, non importa: sono i rischi del mestiere.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">Un altro aiuto importante nella vita di queste persone riguarda il giorno del matrimonio. Quanto stress accumulato dagli sposi per fare le foto dopo la cerimonia? E quanto dagli invitati che aspettano almeno 2 ore prima di poter mangiare le cose che sono già sui tavoli? Bene, qua in Polonia si risolve tutto con il teatro: si va il giorno prima, con abiti e fedi al dito, a fare le foto, fingendo che ci si sia gia` sposati così il giorno dopo non si perde tempo. Questa mi sembra  una trovata davvero geniale.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">Se essere polacchi non è semplice, anche essere immigrati in Polonia non è per nulla facile. Se sei un bambino ceceno, per esempio, devi davvero impegnarti per rendere impossibile organizzare ogni gioco dove si pensa di coinvolgerti. Ora, quante volte avremmo fatto il gioco delle sedie con le suore, dove quando si ferma la musica devi lanciarti su una sedia vuota? Eppure le suore non hanno metodi didattici particolarmente innovativi per spiegare le regole. Ecco, i bambini ceceni quando si ferma la musica continuano a girare per la stanza, con due esiti possibili: o il gioco delle sedie si trasforma in acchiapparello e ci si rincorre in cerchio (di sicuro è più divertente) o ci si siede uno sopra l`altro sulla stessa sedia, anche se quella affianco è vuota. E se per caso la maestra decide che non hai trovato la sedia e sei eliminato, allora sono vere tragedie.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="it-IT">La cosa migliore da fare in Polonia è porsi come obiettivo finale il realizzare qualcosa senza pensare all`esito che, con una percentuale del 97,8%, sarà sicuramente diverso da quello che ti proponi inizialmente. La vita è già abbastanza difficile a meno 25, perchè pensare di organizzarla?</p>
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		<title>Addii</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 09:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era alla finestra che ci guardava mentre partivamo per Bialystok, ma non ho avuto il coraggio di girarmi a salutarla. Sapevo che sarebbe stata l`ultima volta che l`avrei vista e non ho avuto la forza. Ieri pomeriggio eravamo insieme a lei per discutere della festa di giovedí prossimo, scherzava sul fatto che nell`invito avessimo scritto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=108&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Era alla finestra che ci guardava mentre partivamo per Bialystok, ma non ho avuto il coraggio di girarmi a salutarla. Sapevo che sarebbe stata l`ultima volta che l`avrei vista e non ho avuto la forza. Ieri pomeriggio eravamo insieme a lei per discutere della festa di giovedí prossimo, scherzava sul fatto che nell`invito avessimo scritto solo &#8220;cultura cecena&#8221; e ci chiedeva il permesso di venire perchè lei è dell`Ingussezia. Le ho detto che sarebbe stata la sua festa di compleanno perchè proprio il 16 dicembre compirà chissà quanti anni. Sembrava giovanissima. Era l`unica a non indossare il velo e ad avere addirittura i capelli tinti di biondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è umano dover affidare la tua vita alle decisioni degli altri. Ieri mattina era all`asilo che rideva, divertita dai nostri giochi; ieri sera l`ho vista preoccupata seguire la guardia che, senza nessuna espressione in viso o nessun tipo di emozione, convocava lei e suo marito nell`ufficio della direttrice. Tutti seguivano preoccupati la scena, consapevoli del fatto che prima o poi toccherà anche a loro.</p>
<p style="text-align:justify;">La sua domanda è stata respinta. Forse suo marito non aveva mai sperato nel contrario e non l`ho mai visto sorridere. Passava la maggior parte del tempo sdraiato in casa a fissare il vuoto. Ora la polizia di frontiera li accompagnerà al confine: lui, sua moglie e i loro bambini. Il più piccolo ha solo pochi mesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Islam era uno dei più monelli all`asilo. Indipendente e ribelle, non ha mai accettato nessun tipo di contatto fisico. E` capitato però che a volte non sia riuscito a trattenere il sorriso e abbia mostrato tutti i dentini, spezzati e neri. Qualche giorno fa è arrivato vestito elegantissimo e con un nuovo taglio di capelli, era molto soddisfatto perchè tutte gli abbiamo fatto i complimenti. E ora? Come farà senza i suoi amici della scuola? Qualcuno gli  avrà già detto che deve partire? Forse oggi si sarà chiesto perchè la maestra abbia dato la cartellina con tutti i disegni da portare a casa solo a lui. Non so se sia più triste salutare un bambino quando sai che non lo rivedrai mai più o salutarlo pensando che mercoledi lo troverai di nuovo tra gli altri. Per Said-Akhmed e Ryana, per esempio, è stato così: sono dovuti tornare in Cecenia da un giorno all`altro.</p>
<p style="text-align:justify;">Said-Akhmed è stato il mio preferito dal primo giorno: furbo, monello e intelligente. Sapeva come farmi sorridere il secondo dopo essere stato sgridato. Non veniva tutti i giorni all`asilo, ma quando uscivamo in cortile, era sempre alla finestra che ci guardava. Poi si è ammalato e non è più tornato, finchè non è partito.</p>
<p style="text-align:justify;">Ryana invece è partita la settimana scorsa. Era una delle più piccole, ma di sicuro la più educata, intelligente, precisa e veloce nell`imparare. Sempre profumata e ben vestita. Nessuno sapeva nulla della sua vera mamma, solo che non c`è più e che suo padre ha sposato un`altra ragazza, a vedersi appena ventenne. Lui era uno degli uomini della festa di compleanno dove siamo state accolte calorosamente. A pensare ora al fatto che forse già sapesse di dover tornare in Cecenia, mi pento di aver creduto di poterlo giudicare. L`uomo che ubriaco continuava a farci i complimenti, era solo un uomo che due giorni dopo sarebbe stato costretto a lasciare il centro scortato dalla polizia di frontiera.</p>
<p style="text-align:justify;">Da quando sono qua non conosco nessuno che abbia lasciato Czerwony Bor da vero rifugiato. Mi domando se mi rimarrà ancora un pezzo di cuore dopo che ogni famiglia che partirà ne avrà preso uno con sè.</p>
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		<title>Dobranoc</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 12:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C`era una volta un contadino che stava camminando col suo cavallo nell`inverno polacco. Il freddo pero` era troppo intenso ed il suo cavallo comincio` ad avere problemi a trasportare la bisaccia sulla neve. L`uomo non sapeva piu` come convincere il suo animale a continuare a camminare. Ad un certo punto comparve un altro uomo che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=103&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;" lang="en-US">C`era una volta un contadino che stava camminando col suo cavallo nell`inverno polacco. Il freddo pero` era troppo intenso ed il suo cavallo comincio` ad avere problemi a trasportare la bisaccia sulla neve. L`uomo non sapeva piu` come convincere il suo animale a continuare a camminare. Ad un certo punto comparve un altro uomo che si offri` di aiutare il contadino in difficolta` e riusci` a guidare entrambi verso il villaggio piu` vicino. Il padrone del cavallo non sapeva ovviamente di aver incontrato Rokita, ossia il diavolo dei poveri ed insistette per ricompensare il suo aiuto con del denaro. Ma Rokita non accetto` e disse che l`unica ricompensa che avrebbe accettato sarebbe stato suo figlio. Il contadino non aveva figli maschi, solo cinque figlie femmine e dunque non ebbe problemi a dirsi d`accordo. Qualche mese dopo l`incontro pero` sua moglie si trovo` incinta e la coppia comincio` a temere per il patto fatto con lo sconosciuto. Quando il loro bambino inizio` a capire i genitori gli raccontarono tutta la storia, ma si trattava di un bambino molto intelligente e non era per nulla preoccupato. Un giorno Rokita ricomparve svelando chi fosse, ricordando all`uomo la promessa fatta e dicendogli che sarebbe tornato presto per riscattare la propria ricompensa. Il bambino decise allora di affrontare il diavolo e di andare a parlare direttamente con Mefistotele, il capo diavolo, all`inferno. Arrivato pero` nella foresta nel punto in cui sarebbe dovuto essere l`inferno, il bambino non riusci` a trovare l`ingresso. Mentre cercava e cercava il modo di entrare, incontro` un uomo molto cattivo che viveva proprio la`. Madej, questo il suo nome, era un ladro, stupratore ed assassino. Quando Madej senti` la storia, disse al bambino che gli avrebbe rivelato dove si trovasse l`ingresso dell`inferno se lui, una volta dentro, avesse chiesto a Mefistotele quale era il destino che lo aspettava all`inferno. Il bambino accetto` e, una volta passato attraverso la stretta entrata, il bambino spiego` al capo diavolo perche` si trovasse la`, gli domando` poi della sorte dell`uomo cattivo che viveva nella foresta e Mefistotele gli mostro` la stanza dove avrebbe trascorso i suoi anni all`inferno: c`era solo un letto con lame, coltelli e ogni altro trumento di tortura. Il bambino propose allora a Mefistotele di considerare rotto il patto tra suo padre e Rokita se il diavolo non fosse stato in grado di rispondere ad un indovinello. Mefistotele era convinto di sapere tutto e non ebbe problemi ad accettare, sicuro di conoscere la risposta all`indovinello. Il bambino gli chiese allora cosa fosse piu` simile alla meta` di una mela, il capo diavolo non riusciva a trovare una risposta e provava e riprovava con nomi di animali, ma non arrivo` a dire “l`altra meta`”. Il bambino pote` allora lasciare finalmente libero l`inferno, torno` da Madej, che sapendo cosa lo aspettava dopo la morte, decise di cambiare vita e divento` monaco. Il bambino invece fu salvo e visse felice e contento con la sua famiglia.</p>
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		<title>Benvenute in Cecenia!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 12:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I meno 25 gradi questa sera non si sono fatti sentire: nella Cecenia di Czerwony Bor il primo giorno di dicembre è stato caldo come nessun altro giorno da quando sono arrivata in Polonia. Con le mie compagne abbiamo pensato di sondare cosa i rifugiati desiderino fare nel centro, propondendo loro alcune attività in un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=100&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">I meno 25 gradi questa sera non si sono fatti sentire: nella Cecenia di Czerwony Bor il primo giorno di dicembre è stato caldo come nessun altro giorno da quando sono arrivata in Polonia. Con le mie compagne abbiamo pensato di sondare cosa i rifugiati desiderino fare nel centro, propondendo loro alcune attività in un questionario che abbiamo consegnato porta a porta. Per visitare circa 30 famiglie abbiamo impiegato più di 4 ore. Fin dall`inizio i bambini che stavano giocando nella tromba delle scale (saltando da un piano all`altro su una rete di metallo dall`aspetto non troppo sicuro) hanno cominciato a seguirci, chiamandoci per nome e aiutandoci a trovare tutte le persone delle case in cui bussavamo. Alcune famiglie sono state prese alla sprovvista e non sembravano conoscerci, ma altre hanno preteso che accettassimo il loro invito per una tazza di tè. Ho imparato così che per i ceceni &#8220;una tazza di tè`&#8221; è come &#8220;una pariga&#8221; per i sardi, significa tè con qualsiasi altra cosa contenga la loro cucina: burrouovafrittesalsicciapanedolcirisoverdura e caffè.</p>
<p style="text-align:justify;">In particolare oggi tre famiglie hanno contributo alla distruzione definitiva degli addominali su cui avevo lavorato per un anno: la famiglia di Husman, la famiglia di Mikhal-Azni e ovviamente Golden Man.</p>
<p style="text-align:justify;">Della prima conoscevo solo lui e una delle bambine che ho incontrato nella scuola. All`inizio Husman ci ha invitato in una stanza minuscola con quattro letti e nient`altro. Ci siamo sedute su uno dei letti poggiando i piedi scalzi su un grande tappetto dove Husman si è inginocchiato e ha cominciato a parlare della guerra in Cecenia. Parlava del suo Paese come del Paradiso dove la natura non si può paragonare a nessun altro posto al mondo e dove il petrolio viene fuori dal terreno senza nemmeno bisogno di scavare. Mi ha ricordato un pò i fiumi di cioccolato in Palestina dei bambini nei campi profughi libanesi. Per Husman i russi con i ceceni sono stati come i nazisti con gli ebrei. A lui non interessa stare in Polonia, è qua solo perchè costretto. Quando la discussione sta diventando insostenibilmente triste, la moglie ci invita in un`altra stanza da letto/cucina dove intanto ha preparato di tutto: ha fritto 10 uova, affettato una salsiccia intera, aperto due panetti di burro, panna e preparato tre tazze di tè. Ci dice che le piacerebbe frequentare dei corsi, ma deve stare a casa con i bambini: non ha tempo. Una sua vicina di casa di 15 anni si unisce a noi e da sotto il velo ci chiede timidamente se possiamo aiutarla con i compiti d`inglese, peccato che l`esercizio sia difficilissimo e solo Evija riesce a fare qualcosa. Ringraziamo la signora mentre il <em>muezzin</em> chiama alla preghiera e, prima che sia troppo tardi, ci accorgiamo di non poter recuperare i giubbotti dalla stanza dove eravamo prima perchè Husman sta pregando. La bambina ci porta tutto e continuiamo il nostro giro, dopo che recupero felice le mie nuove scarpe da neve da 75 euro a cui ho pensato tutto il tempo (i pregiudizi sono duri da abbattere!).</p>
<p style="text-align:justify;">La visita alla famiglia di Mikhal-Azni invece ha tutto un altro sapore. La guerra non si manifesta in tristezza, ma in euforia, euforia alcolica. Sapevamo che il padre di Mikhal-Azni è alcolista, in più oggi è un giorno speciale: il suo amico (o fratello?) compie gli anni e gli uomini stanno festeggiando. Siamo le uniche donne invitate, fin troppo ben accette e, tra bottiglie vuote di birra e vodka sul pavimento, mangiamo due tipi di torte, buonissime, che la sorella di Mikhal-Azni ha preparato. Il livello della discussione però è infimo con troppi complimenti gratuiti, tanto che non ci sentiamo a nostro agio e preferiamo abbandonare velocemente la festa. La cosa più sorprendente però è stata vedere Mikhal-Azni affettuosa con suo padre come con nessun altro.</p>
<p style="text-align:justify;">La serata non può che chiudersi con Golden Man. La sua &#8220;casa&#8221; è proprio carina con addirittura un arazzo sulla parete. Golden Man insiste perchè non ci togliamo le scarpe, ma non accettiamo una tale cortesia e facciamo come tutti gli altri. La moglie inizia a riempire la tavola con piatti buonissimi: riso con carne, cavolfiore, pelmeni (ravioloni di carne), biscottini e tè, immancabile. Ci serve e va a sedersi in poltrona dietro di noi, mentre Golden Man ci racconta di sè, entusiasta per averci finalmente a casa sua. Scopriamo che vive qua nel centro da sei anni! E che ha appena ottenuto non lo status, ma una di quelle protezioni &#8220;rifugiato fuochino-fuochino&#8221;. Ha avuto moltissimi problemi burocratici, per esempio con il numero di licenza per lavorare che ogni richiedente asilo dovrebbe ricevere nel caso in cui la procedura sia più lunga dei 6 mesi stabiliti dalla legge. E quando si è trovato a chiedere spiegazioni in merito, lamentandosi del fatto di vedersi costretto a lavorare in nero, si è sentito rispondere dall`impiegata che può sempre tornare in Cecenia a lavorare: i polacchi e la tolleranza!</p>
<p style="text-align:justify;">Scopro che i ceceni chiamano l`Italia con una parola che significa &#8220;9 vulcani&#8221;, ma ovviamente non sono in grado di dirgli se effettivamente siano 9. Scopro anche che in Sicilia (forse) c`è una città dove, unico caso al mondo, si parla una lingua che è quasi uguale al ceceno. E scopro infine che la faida tra le famiglie accomuna Cecenia e Sardegna e che la balentia è anche cecena. Golden Man ci mostra soddisfatto il suo nuovo passaporto polacco blu, noto che ha compiuto 50 anni quest`anno ma non ne dimostra meno di 60. Anche la Golden Moglie, con altrettanti denti d`oro, dimostra molti anni ma sicuramente ne ha meno di 50. Le facciamo i complimenti per il cibo ed entrambi ci ripetono (lui a voce, lei annuendo) che la porta di casa loro è sempre aperta.</p>
<p style="text-align:justify;" lang="en-US">Il viaggio di oggi in Cecenia ci ha definitivamente avvicinato alle famiglie del centro. Io ho addirittura scoperto una nuova identità: tutti mi hanno detto che potrei essere cecena, eppure a me le donne sembrano così diverse! Ma forse intendevano dire che sembro un uomo ceceno, non ci avevo pensato&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;" lang="en-US">Comunque, non so se in Cecenia ci siano davvero vulcani di petrolio e sconfinati prati verdi, ma spero che Husman si sbagli: la guerra là non può durare per sempre.</p>
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		<title>La famiglia Mikhal-Azni &amp; altri personaggi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 17:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verovacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polska]]></category>

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		<description><![CDATA[Mikhal-Azni è una bambina, ma non è cosi semplice capirlo e il nome non aiuta. Ha la faccia ed i capelli da angioletto e veste sempre abiti da maschietto, sporchi rigorosamente. Il bello di Mikhal-Azni è che vive in un mondo tutto suo: parla e gioca da sola e ritorna in questo mondo solo quando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verovacca.wordpress.com&amp;blog=4048473&amp;post=96&amp;subd=verovacca&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Mikhal-Azni è una bambina, ma non è cosi semplice capirlo e il nome non aiuta. Ha la faccia ed i capelli da angioletto e veste sempre abiti da maschietto, sporchi rigorosamente. Il bello di Mikhal-Azni è che vive in un mondo tutto suo: parla e gioca da sola e ritorna in questo mondo solo quando cantiamo, è l`unica che ricorda le parole di tutte le canzoni e se non le ricorda, le inventa. Nel suo mondo speciale non c`è bisogno di andare in bagno quando si ha voglia di fare la pipì, le cose si leccano e non si usano, quando si fa qualsiasi attività l`obiettivo è riuscire ad avere più oggetti possibili non usarli: per esempio se si colora bisogna accumulare tutti i pastelli, se si usano le costruzioni bisogna prendere tutti i pezzi possibili. Lei fa cosi e poi resta a guardare gli altri, soddisfatta. Mikhal-Azni non ha bisogno di nessuno nel suo mondo, anche se questa settimana qualcosa di diverso c`è stato: una carezza improvvisa e inaspettata e l`arrivo di Mohamad.</p>
<p style="text-align:justify;">Mohamad è il figlio dell`imam, ha tre anni, è nuovo ma è già il boss dell`asilo. Quando decide qualcosa, la fa. Un giorno ha deciso di picchiare Mikhal-Azni e l`ha fatto e anche molto forte. Il giorno dopo ha deciso di morsicarla e l`ha fatto e anche molto forte. Mikhal-Azni all`inizio ha reagito male, non voleva più venire all`asilo, ma poi qualcuno deve averla convinta che sia una forma d`amore e adesso non si separa un minuto da Mohamad: &#8220;odi et amo&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Mikhal-Azni ha una famiglia numerosa, come tutti qua. Il padre di Mikhal-Azni è alcolista, la mamma e i fratelli sono persone fantastiche. Una sorella di Mikhal-Azni ha passato una mattinata ad accarezzarmi quando abbiamo visitato la sua scuola ed il fratello ha cercato in tutti i modi di comunicare con me quella stessa mattina. Lui ha 16 anni, ma fa le elementari con i bambini di 6 perchè non parla polacco. La direttrice della sua scuola è una signora di circa 55 anni, un misto tra Sora Lella e Ivana Spagna dei bei tempi. Insegna educazione fisica con metodi nazisti, tipo &#8220;Attenti!&#8221; e i bambini vestono calzoncini e maglietta mentre io li guardo tremante con maglia di lana addosso. La direttrice chiede a me ed Evija se vogliamo giocare a palla avvelenata, ma il tono è di quelli da domanda retorica, dunque giochiamo e la mia squadra vince tutte e due le volte. Alla fine della giornata però proponiamo a Sora Lella Spagna di fare qualcosa di più serio la prossima volta, tipo laboratori sui diritti umani visto che il 90% dei bambini della scuola è ceceno. Lei accetta, così abbiamo un`altra attività da preparare.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto abbiamo iniziato il corso d`inglese per gli adulti del centro. Circa una decina di persone sta frequentando le lezioni e sono tutti molto motivati e soprattutto imparano all`istante. Io parlo inglese, ma Julia traduce in polacco ed Evija in russo come ultima spaggia. Alle lezioni vengono tra gli altri l`imam e Abu. L`imam è un personaggio controverso. E` giovanissimo, ha solo 27 anni. Kasia la bionda (la nuova insegnante è Kasia la nera, detta anche insegnante-cubo per via dell`abbigliamento da serata a scuola) ce ne parlava come se fosse talebano, sempre alla difesa dei figli perchè &#8220;loro sono il bene e lei il male&#8221;. Dai suoi racconti così integralista da non rivolgerle la parola, ma da parlare solo con suo marito. L`imam alle nostre lezioni ride, scherza, ci prende in giro, fa domande, è curioso e divertente. Credo che dipenda dal diverso modo di relazionarsi: a me non verrebbe mai in mente di stare davanti a lui con le tette fuori come fa Kasia, ma questi sono dettagli.</p>
<p style="text-align:justify;">Abu invece conosce già l`inglese, l`ha imparato da solo usando il dizionario. Il suo livello è molto più avanzato rispetto agli altri che ancora faticano con i caratteri non cirillici, così faccio per lui delle lezioni private dove lui si esercita a parlare e io intanto approffitto per scoprire tante cose. Per esempio Abu mi ha raccontato di essere l`unico non ceceno del centro, è Uzbeco. Cinque mesi fa ha lasciato il suo Paese e attraversando la Russia (ha trascorso 1 giorno a Mosca) e la Bielorussia (ha trascorso 2 giorni a Minsk) è arrivato in Polonia con sua moglie e suo figlio di 1 anno e 5 mesi. Abu però non vuole restare in Polonia, vuole andare in Arabia Saudita perchè è il centro dell`Islam e lui ci tiene alla religione. Mi domanda cosa penso io dell`Islam e resta positivamente sorpreso dalla mia conoscenza (miserrima) del Corano. Ma devo confessare che la mia risposta è assolutamente ruffiana e adattata alle espressioni del suo viso. È sorpreso dal fatto che io non abbia una famiglia perchè in Uzbekistan &#8220;il primo lavoro è la famiglia&#8221;, dunque i miei tentativi di dare una motivazione falliscono. Abu dice di essere molto dispiaciuto per me e mi insegna come la tristezza nella vita sia una cosa assolutamente relativa. Chiacchieriamo davanti al planisfero e scopro che al Presidente uzbeco non piacciono i musulmani, anche se si chiama Islam. Gli parlo della Sardegna, della mia lingua e gli disegno la bandiera perchè lui è davvero curioso. Abu sorride sempre: ha la sua famiglia con sè e questo gli basta.</p>
<p style="text-align:justify;">Chi non ha tempo per le lezioni invece è il &#8220;golden man&#8221;. È un signore ceceno sulla cinquantina così chiamato per via dei denti tutti d`oro. È la prima persona con cui abbiamo fatto amicizia nella foresta, ogni volta che ci vede deve fermarci e parlare di argomenti vari e scollegati in un mix di russo e polacco, così di solito perdiamo il senso del 70% della conversazione, ma alla fine impariamo sempre qualcosa sulla cultura cecena. Per esempio &#8220;golden man&#8221; ci ha spiegato che per i ceceni gli inviti non esistono: l`ospite deve semplicemente bussare alla porta quando ne ha voglia. Kasia la formatrice (tra tutte le persone con cui lavoro solo due non si chiamano Kasia) ci ha detto che proprio perchè un ceceno non può rifiutare di accogliere un ospite, a volte alcune famiglie dopo che ottengono la decisione sullo status appoffittano della cosa e non lasciano il centro, ma vanno ospiti di una famiglia diversa ogni giorno. Ho pensato che anche io posso vivere così nella foresta senza bisogno di cucinare&#8230; Grazie a &#8220;golden man&#8221; abbiamo anche scoperto che se due persone sono ferme a chiaccherare una di fronte all`altra, un ceceno non può passare tra loro, ma aspetterà che finiscano di parlare o che una di quelle persone si sposti. Prima che riuscissi a capirlo io, &#8220;golden man&#8221; ha dovuto prendermi di peso e spostarmi.</p>
<p style="text-align:justify;">Vivere nella foresta con i ceceni e tornare in città dai polacchi è come vivere due vite diverse in due mondi diversi: ogni giorno si incontra qualcuno, si entra nella sua vita e si scopre qualcosa di nuovo. Semplicemente aspettando il proprio turno dal dottore, per esempio, si può incontrare un uomo che timidamente ti offre in inglese il proprio posto e che, quando scopre che sei italiana, ti racconta di quando 26 anni fa anche lui ha vissuto in Italia, in fuga dalla miseria del periodo socialista. Ma sorprendendoti, si stupisce del fatto che dica di essere italiana perchè si sa &#8220;la Sardegna non è Italia!&#8221; ed inizia a parlare di indipendenza per la nostra isola! Incredibile. E sembra chiudere il discorso con una nota malinconica: &#8220;Aaaah i tempi sono proprio cambiati!&#8221;, ma quando gli domando il perchè risponde: &#8220;Prima erano i polacchi ad emigrare in Italia per lavoro e ora ragazze così belle vengono in Polonia!&#8221; Ah i polacchi! Tutti uguali ad ogni età!</p>
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